Introduzione

Non ci illuda questo entrare nelle profondità di questo
Mistero, avanzante per dono inaspettato alla nostra conoscenza
di poveri umani alla ricerca del Tesoro della
Verità. Se da un lato ci si rivela l’inaspettato, dall’altro
inaspettatamente questa rivelazione ci si nasconde; e la
nostra conoscenza, invece di rimpicciolire la realtà da
conoscere, conoscendola ed assaporandola la apre ancor
di più, la fa spaziare oltre ogni limite e ogni confine dell’esperienza umana ed universale riguardante la nostra
storia. Lo studente, ora diventato lo studioso amante, non
può più avanzare col rigor della logica e del già noto,
sugli schemi delle scale e delle metrature umane; ma può
soltanto, passo dopo passo, ammirare con lo sguardo
della contemplazione ciò che alla mente non solo viene
concesso, ma viene riversato - sebbene ancora in nuce -
con mirabile abbondanza.
Quello che si dà a conoscere è soltanto l’occasione per
un gioco nuovo e rinnovante, che riguarda la storia nel
suo momento cruciale: quello della trasformazione.
Dal di dentro, secondo quella traccia dell’‘exinanivit’
che mai è venuta meno nella storia universale, il Mistero
ci invita a trasformarci, a svuotare il nostro io gonfio di
pienezze chiare e distinte, del qui e ora, e a rivestirci dell’uomo
nuovo: vuoto del sé, e strumento del mistero,
dell’‘incipit’, del già e non ancora.
E mentre ci chiediamo se noi così lo siamo, in questa
grazia temporale della trasformazione, già ne pregustiamo
il miracolo, negli spunti propizi che anche ora ci vengono
incontro, accompagnando e illuminando il nostro
umile ma prezioso cammino…
 

55

La seconda insidia: l’inganno del bene. Inganno del piacere
superato; ma ora, ecco l’inganno del bene.
Col suo no bene illuminato e con forza vibrato, la morte
scioglie, e il bene svolge. In quel bene da poco nato scoppia
il riso del satanato, mentre l’infernale orco del meccanismo
mio si fa pronto a divorare il bene neonato. La
prima assoluzione.

L’andare rinnovato dal medico dell’amore, per comporre
il potere della propria assoluzione, si svolge nei 5 famosi
passaggi, che dovrebbero essere affidati alla memoria di
coloro che si sono sentiti toccati, e non semplicemente
sfiorati; questi ultimi sono molti; anzi, meglio che ce lo
diciamo apertamente: la quasi totalità. Si accendono, in
verità, anche molti fuochi al riguardo; ma poi si mostrano
tutti fatui, perché alla prima folata di vento vanno in spegnimento.
Per favorire una accensione permanente, quei
famosi 5 passaggi li ho collocati in una persona vivente. Il
male che sento, il dolore che provo, la tensione che approvo,
il potere che ritrovo, l’aiuto che mi da ristoro, li ho
fatti vivere in un ammalato. Quello era sicuramente un
neonato. Il colpevole peccatore se n’è andato, ed è comparso
un ammalato nell’amore che ha cercato un medico
visuato. L’incontro lo domanda dialogato.
Il dialogo praticato fa emergere il meccanismo automatico
infernalizzato. Per accumulare speranza nell’assoluzione,
il medico si affretta a farne un candidato al battesimo
Figliale cresimato; si affretta a prepararglielo coscienziato,
in modo che sappia ancor prima ciò a cui si farà votato:
alla sua libera morte tutto impegnato. Pneuma gestore;
medico cogestore. Ed ecco l’ammalato pronto; può cogestire
la sua assoluzione. A fare questo l’ammalato se ne va,
da un augurio accompagnato: ‘Buona guarigione!’.
L’augurio però lo proferisce con molta apprensione. Non
ha dubbio sulla sua volontà di praticare la sua, specie
quando l’ammalato periodicamente insiste nel fare ritorno
dal medico visuato. Un’altra è la sua trepidazione: che
l’ammalato non abbia a precipitare in un inganno ancor
più grave di quello che ha superato.
1) L’inganno del piacere l’ha bene denudato, con l’aiuto
dello Pneuma gestore e del sacerdote cogestore; ma
verso un altro inganno lo vede ora proiettato.
2) L’inganno del bene, che dalla libera morte sarà spuntato.
L’inganno del male è di facile soluzione; l’inganno del
bene di difficile individuazione, e ancor più di difficile
soluzione; e alla fin fine, può anche diventare insoluzione.
Un buon passaggio: dal male al bene; dal bene alla voracità
infernale è un tragico doppiaggio.
Ci accostiamo tremanti a questa nuova capacità infernale;
ma se la luce Pneumatica avrà accoglienza, passeremo
oltre a questa insidia perfettamente latente. L’ammalato si
fa persona attenta su di sé.
L’attenzione è sul ritorno continuato del fare istintivo e
razionale di amore di odio: sul peccare e sul ripeccare. La
luce lo discopre, la forza Pneumatica lo ricopre, e io lo
disfo. ‘No’: si dice al prendere e allo scartare; la morte va
in assoluzione, ed ecco spuntare il bene della buona azione.
È la sua prima metamorfosi, la sua prima assoluzione.
Dalla morte alla vita dell’amore, per mezzo di libera
morte. Colui che il male scioglie, il bene svolge. Su quel
bene che va crescendo, ecco che vedo un orco infernale
orrendo. È Lui: Satana, che sta ridendo su tutto il bene che
vado producendo.
L’orco però non è Lui, ma quel meccanismo che mi ha
impiantato: questo è l’orco che sta in agguato, pronto a
divorare quel mio bene appena nato.

56

Come si svolge l’inganno del bene. Il bene che va in svolgimento
mi lascia dimenticare la parte propria
dell’Agente Figliale.
La mia assorbe la sua che più non sento. La coscienza
Pneumatica fatta su dal Paterno Agente prende e divora,
e me ne dà un grande e immenso piacere.

I 5 famosi passaggi: ‘Male che sento, dolore che provo,
tensione che approvo, potere che ritrovo, aiuto che mi dà
ristoro’ li abbiamo collocati in una persona vivente, e li
abbiamo fatti vivere in un ammalato, che ha tutta la volontà
di conseguire la sua prima assoluzione, e dispone l’occorrente.
Eccolo, in sintesi, l’ammalato:
1) Un battesimo cresimato cosciente.
2) Lo spirito di amore Figliale mandato in coscienza.
3) L’attenzione tutta concentrata sul flusso continuo della
morte dell’amore nel peccare istintivo e razionale.
Come l’Agente Figliale è pronto con tutta la sua luce e la
sua forza, così l’ammalato coagente è pronto con tutto il
suo dispositivo umano e cristiano. Agente e coagente sono
pronti ad agire simultaneamente. Ecco la nostra azione:
accorriamo insieme ad ogni peccare istintivo e razionale
di amore di odio, prontamente ci diciamo di no al prendere
e all’uccidere. Quella libera morte che ci diamo, annulla
l’azione dell’Agente Paterno, e ne sciogliamo la morte
e ne facciamo Agente di vita.
La prima assoluzione è metamorfosale: la si ha con una
metamorfosi: dalla morte dell’amore passiamo alla vita
dell’amore. Con un termine generico: sciogliamo il male,
ed ecco il bene. Sciogliamo l’amore per me, ed ecco in
produzione l’amore per gli altri.
Con assoluzione continuata noi passiamo dall’egoismo
all’altruismo, dall’individualismo al solidarismo. Dico
‘passiamo’, e siamo realmente in due a passare: l’Agente
Paterno e io: coagente umano. Siamo in due a compierlo:
l’Agente Figliale e io: coagente cristiano. Libera morte
attiva, assoluzione metamorfosale; il bene che ne viene
dovremmo sentirli noi: Agente Figliale e io coagente.
Dovrei sentirli più suoi che miei: io seguo Lui, mai lo precedo.
Il sincronismo è mio, non è suo.
La parte sua pur conoscendola bene tende a scomparire. Il
suo, lo sento mio. Dovrei pensarla di continuo, ma questo
non mi è facile, perché la sua parte è tutta spirituale e mi
sfugge, mentre la mia mi è sempre davanti: la mia coscienza,
la mia attenzione, il mio no fatto cadere sull’amore per
me, e poi il bene che prende il via.
Pian piano la sua parte si va obliando, la mia si va sempre
più affermando, fino ad assorbire la sua, e va a confluire
in quella azione di vita, in quel bene che prende il via dalla
mia prima assoluzione. Quel bene lo tiene l’Agente
Figliale con me. Già incline a dimenticare Lui e a sentirmi
solo in campo, io non riesco a sfuggire alla prepotente
invadenza dell’Agente Paterno. È Lui l’orco infernale che
con un colpo preciso allunga la mano e si impossessa del
bene neonato, e se lo ingoia avidamente.
Lui se lo divora, e a me ne fa sentire il piacere. Il bene che
si va svolgendo finisce nelle nostre fauci infernali, e ce lo
gustiamo con immenso piacere. L’inganno del bene si va
dilatando. L’Agente Paterno fa del cristiano un produttore
di bene, un ostensore di bene. Un catalizzatore di attenzione.
Un aspiratore di credibilità. Un divoratore di gloria.
Un appropriatore del bene. Un vendicatore. Un fustigatore
del male.

57


Generatore di bene appariscente. Con la prima assoluzione
metamorfosale sciolgo l’amore mio, ed ecco l’amore di
Dio. Con Lui trovo i fratelli che fanno il piccolo: in comunione
da figli, con identità con Lui.
Il mio bene va ai piccoli, che sono tutti poveri. Va pure ai
poveri grandi, per farne dei piccoli. Ma eccoci all’inganno
del bene nella prima forma.



Agente Figliale e coagente cristiano sono pronti a compiere
la loro prima assoluzione; ne hanno il potere. Così, se la
danno. Attenti ad ogni sentire come ad ogni risentire di
amore di odio, sia istintivo che razionale, vi accorrono
prontamente. Bloccano la presa del piacevole e lo scarto
del nemico con un no decisivo; sciolgono la morte dell’amore,
ed eccone la vita agentata dallo Pneuma. È la
nostra prima assoluzione metamorfosale. Inizialmente la
sento nostra: sua e mia. Ma la sua è marcatamente spirituale,
la mia è marcatamente sensibile. Il sensibile piano
piano finisce per prevalere sullo spirituale; la sua parte
viene assorbita dalla mia e vi scompare fino a sentirla
esclusivamente mia.
Il bene che ne viene dalla nostra prima assoluzione viene
divorato da ambedue: Agente Paterno e coagente umano.
Io ne ho un grande piacere: il piacere del bene. Così, mi
vado inabissando in un inganno dal quale sarà difficile una
estrazione: l’inganno del bene.
Poiché è vero che la prima assoluzione va a finire così,
vediamo come le cose dovrebbero andare diversamente.
Con la libera morte attiva che ci diamo, si scioglie la
morte dell’amore e si da svolgimento alla vita dell’amore,
al bene. Il male si scioglie, e il bene si svolge. Sciolgo
l’amore per me dalla sua presa di cose e persone, e vado
svolgendo l’amore di Dio.
Non mi sarà difficile trovare qualcuno con Dio. Con Dio
quei fratelli che fanno comunione di vita con Lui. Con Dio
trovo tutti i miei fratelli impegnati a fare il piccolo. Col
Padre trovo tutti quelli che fanno il piccolo: sono i suoi
figli. Fra Lui e loro c’è una perfetta identità. Per questo
l’amore di Dio mi fa amare Dio e i fratelli che fanno il piccolo.
A loro va il bene che spunta dalla nostra prima assoluzione.
La fioritura delle opere di misericordia corporale
la vuole diretta ai piccoli.
Questa destinazione non è mia invenzione, ma una chiara
indicazione fatta dal Figlio Gesù: ‘Tutto ciò che avete
fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto
a me’. I piccoli sono tutti poveri; ma quanti poveri sono
piccoli? Dio si identifica perfettamente con i piccoli.
Fa comunione insolubile con loro. E come mai? Dio è il
piccolo tendenziale: in tensione. Se non lo fosse non
avrebbe dato svolgimento né alla storia angelica né a quella
umana. Due storie al servizio di Dio che è il piccolo tendenziale.
Così nella famiglia angelica può subire la morte
eterna dell’amore: ecco il farsi di Satana nella persona Lucifera (*).

(*) Si annuncia qui la femminilità della figura di Satana;
più avanti la si approfondirà.

Così nella totalità della famiglia umana il Padre subisce la
morte dell’amore per devozione al suo essere tendenzialmente
piccolo; coloro che lo seguono nel fare il piccolo,
lasciandosi odiare come Lui, per devozione a Lui, si fanno
figli suoi, e stabiliscono con Lui una comunione di vita
che li pone in identità con Lui.
Il Padre si compiace del Figlio suo, perché in mezzo agli
uomini fa il piccolo come non mai. Il cuore del Padre è
spalancato al Figlio perché, accanto a Lui, è il piccolo più
perfetto. Il Padre apre il suo cuore anche ai piccoli, e questa
è la sua passione, il suo piacere: ‘Non ai sapienti e agli
intelligenti, ma riveli le tue cose ai piccoli’.
L’amore che mi svolge dalla assoluzione della morte dell’amore
va ai fratelli: quelli che fanno il piccolo. Ma quanti
sono questi? Veramente, non ce ne sono molti. Pochi
sono i poveri piccoli; molti i poveri grandi. Il mio amore
va ai primi, e ancor più ai secondi (missione) per farne dei
piccoli. Qui scoppia l’inganno del bene nella sua prima
forma. Cristiano generatore di bene appariscente.

58

Una idea rapisce i poveri alla Chiesa. Sono i poveri artefatti:
fatti con arte diabolica dai pochi ricchi. L’idea: mettiamo
il piacere nelle mani dei poveri. L’idea fa bene
(società russa) e fa presto (rivoluzione armata). Convince.
La si esporta, e diventa un’idea messianica. Dei poveri,
però, non ne fa né potenti, né piccoli. Fallimento.

Al sentire di amore per me e di odio, l’Agente Figliale con
me coagente cristiano, non appena l’amore di odio mi da il
sentire del piacere, ci neghiamo il piacere del prendere e
dell’odiare. Sciogliamo la morte del piacere Paterno, ed
ecco la vita. È la prima assoluzione che viene da metamorfosi
per libera morte. Sciolgo l’amore per l’io, ed ecco in
azione l’amore di Dio, e che genera il bene fatto, e va diritto
ai figli suoi qui viventi: sono quelli che facendo il piccolo
vanno in comunione di vita con Lui. Amo Dio facendo
ogni bene ai piccoli suoi. Ma i piccoli, tutti poveri, sono
relativamente pochi, mentre i semplicemente poveri sono
sempre una massa enorme. Il cristiano dallo spirito di
Cristo è mandato a tutti i poveri con un solo intento: fare
dei poveri altrettanti piccoli; solamente allora il cristiano
non si inganna e non inganna il povero. Evangelizzare i
poveri per farne dei piccoli. È la vera e l’unica missione del
cristiano, e quindi della Chiesa: fare dei poveri altrettanti
piccoli, che sappiano subire l’ingiustizia umana in modo
divino. Perché è mandata soprattutto ai poveri e non ai ricchi?
I poveri sono la maggioranza; i ricchi una minoranza.
Inoltre, è più facile fare dei poveri altrettanti piccoli, ma
immensamente più difficile dei ricchi farne dei piccoli. Non
ha sbagliato la Chiesa del dopo Concilio a partire dagli ultimi,
dai poveri; come non ha sbagliato a fare dei poveri una
scelta preferenziale: opzione preferenziale dei poveri. La
Chiesa ha sempre prestato attenzione ai poveri, e li ha sempre
soccorsi nelle loro necessità. I poveri erano suoi. Ma nel
nostro secolo nel quale i poveri si sono sviluppati in una
classe sociale: quella operaia, ricca di figli (proletari), ma
povera di mezzi e di potere, una mano nemica glieli ha
strappati. Non sono più poveri naturali, ma artificiali.
1) Quelli naturali sono dovuti alle condizioni naturali di
vita. Una prolungata siccità provoca una grave carestia;
la carestia produce una fiumana di poveri. Tutti naturali.
2) Diversi i poveri artificiali: quelli prodotti con arte. Arte
diabolica presente ed operante nel ricco, il quale fornendo
il lavoro ad una massa operaia, la può liberamente
sfruttare: eccesso di lavoro in condizioni prive di
qualsiasi difesa o sicurezza, minimo di retribuzione.
In quelle occasioni, per quei poveri sociali nel secolo scorso
è spuntata un’idea: i ricchi comandano, i poveri subiscono.
Portiamo i poveri al comando (dittatura del proletariato),
e li avremo liberati dalla schiavitù (redenzione
sociale) dei padroni. Occorreva fare presto, e fare bene. La
società più esplosiva agli inizi del secolo era quella russa,
e là si è dato il via alla realizzazione di quell’idea.
L’idea è di Marx; la realizzazione di Lenin. La scelta fu
indovinata. Occorreva fare presto: la via non poteva essere
che la rivoluzione armata. La rivoluzione armata trova
nella Chiesa un nemico pericoloso in lotta contro l’odio
per la difesa dell’amore. Di qui, la persecuzione religiosa
scatenata dagli atei materialisti. L’idea ha affascinato
invece i poveri che chiamo sociali, e li ha perfettamente
conquistati. Ma poi, l’idea si è dilatata più di una macchia
d’olio, ed è stata ora esportata con la propaganda, ora
imposta con la forza. In pochi decenni è diventata un’idea
quasi mondiale, capace di competere efficacemente con la
Chiesa universale e di liquidarla per sempre. Una formidabile
idea messianica nuova. I poveri sociali della nostra
Italia lasciano la Chiesa, per sposare la nuova idea messianica.
Dei poveri sociali essa ne voleva fare dei grandi e dei
potenti; non ce l’ha fatta, e l’ha capito. Ma la Chiesa è
stata affascinata da quel tentativo, e ne ha fatto la sua imitazione,
rinunciando in questo modo alla sua missione.

59

Una Chiesa che si protende verso il povero sociale. Una
idea che rapisce alla Chiesa un’intera classe sociale:
l’operaia. La riprende con una dottrina sociale, con sue
associazioni, con i suoi profeti: i preti operai. Passano
all’idea: dalla giustizia, allo sviluppo, alla promozione. Il
tutto lo vuole la dignità umana. Io, non ne ho; Gesù, che
l’aveva, se l’è lasciata stracciare per comporre il suo
Vangelo: da poveri a piccoli. Un vuoto evangelico nella
dottrina sociale della Chiesa.

Negandomi il piacere del prendere per me e la soddisfazione
della eliminazione del nemico, io sciolgo la morte dell’amore.
Da questa prima mia assoluzione si va sprigionando
l’amore di Dio e dei fratelli. L’amore genera il bene. Il bene
viene aspirato dall’amore per me. Ai piccoli va il mio amore;
ma non trascuro neppure i poveri, ai quali mi sento inviato: è
questa la missione cristiana: fare dei poveri altrettanti piccoli.
I poveri restano i poveri naturali; quelli artificiali che chiamiamo
sociali ci sono stati rapiti da un’idea. La Chiesa del
nostro secolo ha subito un furto gravissimo: un’intera classe
sociale: quella operaia, ha abbandonato la Chiesa, per seguire
l’attrazione di quella idea. Per i poveri sociali è nata quella
idea; ha ostentato amore iniziale per essi; in realtà fu tutta
una finzione; di essi se ne è servita per farsi in potenza, e
quale potenza. Davanti a un furto così clamoroso, la Chiesa
non poteva tacere, e la sua parola si è fatta forte e vibrante.
1) L’idea sta muovendo i primi passi verso il declinare del
secolo scorso, ed ecco il grande Papa Leone XIII
affrontare in una lettera universale il farsi di una grave
questione sociale: quella operaia. Parla al potere economico:
dicendo ciò che non deve fare e indicando ciò
che deve promuovere verso la classe operaia. Parla al
potere economico, in favore di essa. Annuncia, denuncia,
fa giustizia sociale; ma non una parola sul fare il
piccolo. Dopo quella prima lettera, un susseguirsi ininterrotto,
fino a formare un corpo poderoso, che prende
il nome di Dottrina Sociale della Chiesa.
2) Non solo parla, ma chiama i suoi figli operai, ancora
fedeli, ad associarsi per portare la sua dottrina sociale
nel mondo del lavoro: fa nascere le Associazioni
Cristiane del Lavoratori Italiane (ACLI). Ma neppure
queste sfuggono al fascino di quella idea.
Allora manda alcuni dei suoi figli più cari e più fidati: i
preti. Ed ecco il drappello dei preti operai che entrano
nella fabbrica a lavorare a fianco dei fratelli, per riportarli
alla Chiesa di Cristo; e neppure essi sfuggono ai metodi di
lotta propri di quella idea. E i preti operai vengono richiamati.
La vocazione sociale della Chiesa va sempre più
affermandosi, e la sua dottrina sociale si va svolgendo
continuamente: dalla giustizia sociale, allo sviluppo economico,
sociale; alla promozione umana.
Ai nostri giorni si ha la netta impressione che questa sia
diventata la missione della Chiesa. ‘Dal parlare, dall’agire
e dallo scrivere della Chiesa se ne ricava la quasi identificazione
della missione della Chiesa con lo sviluppo economico,
sociale, e con la promozione umana - scrive così
una rivista missionaria, che così continua - Questa nuova
missione sociale la si fa derivare essenzialmente dalla
dignità della persona umana’. Avessi la dignità del mio
primo incominciare umano, quando fui battezzato di
amore Paterno e cresimato del suo Agente; ma Satana me
l’ha stracciata, facendo di me una sub-persona: la mia
razionalità al servizio della morte dell’amore.
Superanimalizzato: la mia razionalità è al totale servizio
del mio istinto. La mia dignità ora la posso recuperare solo
in un modo: facendo il piccolo: accettando e subendo alla
maniera divina: in silenzio e con amore quanto di ingiusto
il Padre mi fa pervenire. Per la promozione umana si
vogliono eliminare tutte le ingiustizie sociali; e che cosa
mi rimane per la mia promozione Pneumatica? Ci fu un
uomo carico di dignità umana e divina: Gesù di Nazareth;
se l’è lasciata stracciare dalla umana ingiustizia.
È questo il suo Vangelo: sono venuto a fare il piccolo, per
chiamare i poveri a fare il piccolo. Sento allora un gran
dolore che nella Dottrina Sociale della Chiesa ci sia un
grande vuoto evangelico: i poveri sociali, sì; ma non una
parola sul fare il piccolo.

60

Cristiani sposi del sociale, ma divorziati dal piccolo evangelico.
Ormai siamo Chiesa del sociale: dello stare insieme.
Trappola infernale; non più una Chiesa del piccolo
evangelico. Non abbiamo il coraggio; sarebbe facile dalla
foce risalire alla sorgente, avere il matrimonio dopo quel
divorzio.

Mi rinnego il piacere dell’amore di odio, sciolgo la morte
dell’amore (prima assoluzione), svolgo la vita dell’amore
a Dio e ai fratelli. L’amore produce il bene, che mi piace,
e l’amore per me è pronto a farmelo divorare. Il mio bene
va ai piccoli; va anche ai poveri, per farne dei piccoli. Mi
rimangono i poveri naturali; gli artificiali o sociali mi sono
stati rubati da un’idea. La Chiesa non ha taciuto, e la sua
parola è diventata Dottrina Sociale volta a recuperare la
classe operaia. Chiama i più fedeli ad associarsi per portare
la sua dottrina, ma le associazioni subiscono l’incanto
dell’idea. Così anche i preti operai assumono i metodi di
lotta, e la Chiesa li richiama.
1) La vocazione sociale della Chiesa si è affermata.
2) La dottrina va in svolgimento: giustizia sociale, sviluppo,
promozione: diventano la sua nuova missione.
3) Le si dà un sostegno che sembra valido: la dignità della
persona, senza sapere che Satana gliel’ha polverizzata.
Gesù che l’ama, se l’è lasciata stracciare. Se avesse difeso
la sua dignità morale e messianica divina, non avremmo
avuto né Risorto, né Chiesa, né salvezza Figliale.
a) Lui sacrifica la presente per la futura. Noi difendiamo
la presente che non abbiamo, e non lasciamo
neppure spuntare la futura.
b) Gesù annuncia la giustizia, denuncia l’ingiustizia e
poi mette mano all’amore, e si lascia annientare nella
sua grandiosa dignità. Noi cristiani annunciamo la
giustizia, denunciamo l’ingiustizia, ma non mettiamo
mano all’amore per fare il piccolo e insegnare ai
poveri sociali a fare il piccolo come Gesù. Ci siamo
lanciati nella giustizia e nell’azione sociale, e non
siamo passati al Vangelo che è quello dei piccoli.
c) Anche Gesù ha fatto azione sociale, quindi del bene
sociale, ma lo ha posto unicamente come segno di
quell’altro bene che si consegue unicamente nel fare
il piccolo. La giustizia sociale in funzione di quella
Pneumatica conseguibile solamente dai piccoli.
Chi mai è riuscito ad ammaliarci con fascino del
bene sociale, strappandoci dalla roccia del piccolo
evangelico?
1) Una sirena: l’idea materialista.
2) Un incanto: la giustizia sociale conclamata esigita dalla
presente dignità dell’uomo.
3) Un oblìo: quello del piccolo evangelico.
4) Uno sprofondare inarrestabile nella abissale schiavitù
del sociale.
L’operazione ideata da Satana è scattata come un tranello
micidiale. Da quell’inganno è uscita la Chiesa del sociale.
Se non lo fossimo non avremmo più spazio per affermarci
nella società. Il Papa deve essere sociale; altrettanto i
Vescovi; e il prete, e i laici: tutti proiettati a parole, per
iscritto e con l’azione, ad annunciare, a denunciare, mai a
proporre ai poveri sociali il piccolo evangelico. Abbiamo
sposato il sociale divorziando dall’evangelico. I cristiani
non ne sono più capaci. Solo lo Pneuma potrà dire queste
cose dalla Chiesa del domani, che sarà Chiesa dei piccoli.
Se alla foce del fiume l’acqua è sfacciatamente inquinata, è
saggezza ripercorrere il corso fino alla sorgente. Dall’aver
sposato il sociale divorziando dall’evangelico è venuto il
gravissimo inquinamento. È la teologia della liberazione.
La persona va integralmente liberata. Prima dalla schiavitù
sociale che condiziona quella interiore. La prima diventa un
bene assoluto da conseguire con ogni mezzo. Se non basta
la lotta verbale, si passa a quella armata, con la lotta violenta.
La Chiesa ha tremato davanti a tale assurdità, senza
avere il coraggio di risalire alla fonte. Liberazione violenta
è figlia naturale di un matrimonio sociale preceduto da un
divorzio evangelico. Il compromesso Ratzinger è stato una
fuga dalla confessione: sposato il sociale nella infedeltà
all’evangelico: la Chiesa latino- americana è il figlio nostro.
La trappola infernale del bene sociale è perfettamente riuscita.
L’esca è stato il bene sociale fatto brillare dall’idea.

61

Sposato il sociale, divorziando dal piccolo evangelico,
abbiamo conseguenze gravi:
1) Il piccolo fuori dal sociale.
2) Incompatibile.
3) La fede nel sociale.
4) Non lo lasciamo iniziare neppure nel privato.
5) Infedeli.
6) Traditori.

Mi rinnego il piacere, sciolgo la morte dell’amore (prima
assoluzione) e vado svolgendo la vita dell’amore. L’amore
genera il bene, che piace immensamente all’amore per me
e me lo fa divorare. L’amore per me non vuole un bene
velatomi e vuole un bene appariscente, e la nostra situazione
sociale ce ne ha offerto in sovrabbondanza. Quale
bene? Quello sociale. Una idea: quella materialista, ci ha
sollecitati e ci ha rapito una intera classe sociale: l’operaia,
fatta di poveri sociali; e noi l’abbiamo inseguita,
riprendendola. Abbiamo così puntato al bene sociale, con
la parola, con gli scritti, con l’azione. Abbiamo sposato il
sociale, e non ci siamo accorti che stavamo divorziando
dal piccolo evangelico.
Il fatto ormai è compiuto. Ora non ci resta che elencare le
conseguenze disastrose dell’aver sposato il sociale divorziando
dal piccolo. Mettiamo a fuoco innanzitutto il piccolo
evangelico. Il piccolo è Gesù, il quale liberamente ha
accettato su di sé una ingiustizia sociale, per di più ecclesiale,
che rapportata alla sua irraggiungibile dignità si può
giustamente ritenere la somma delle ingiustizie sociali di
tutti i tempi. L’ha subita in silenzio e con amore; dopo di
aver annunciata la giustizia sociale, di aver denunciato le
ingiustizie sociali, Lui ha pubblicato la giustizia divina: è
giusto subire, alla maniera divina, l’ingiustizia sociale; e
ne ha fatto il suo Vangelo: se qualcuno vuol farsi Chiesa
mia, si rinneghi il piacere del bene appariscente, per
lasciarsi giustiziare dalla ingiustizia sociale. Ecco il piccolo
evangelico che dovremmo annunciare:
1) Ebbene: noi cosiddetti cristiani non abbiamo fatto entrare
il piccolo evangelico nel sociale, e non lo abbiamo
fatto neppure nel privato. L’abbiamo tenuto fuori, perché
non serviva minimamente ai nostri scopi (all’amore
per noi), che erano sostanzialmente di recuperare la
classe operaia non a Cristo, ma a noi stessi. L’abbiamo
voluta recuperare a noi (contro) senza di Lui.
2) Abbiamo stabilito e sancito la incompatibilità tra il piccolo
evangelico e il bene sociale. L’uno contrasta l’altro.
Pertanto il Vangelo non ha alcuno spazio nel sociale.
Il Vangelo così non si può inserire nella vita.
3) La fede che abbiamo negata al piccolo evangelico,
l’abbiamo concentrata integralmente nel sociale (valore
assoluto).
4) L’eliminazione del piccolo evangelico dal sociale si è
allargata nel privato.
Così la falsa dignità, quella esigita dall’amore per sé,
ha potuto innalzarsi fino alle stelle, e più nessuno vuole
accettare alcuna restrizione imposta e dal privato e dal
sociale. Salta la famiglia, dove più nessuno vuole subire.
Salta la società, dove più nessuno fa sacrifici, neppure
per salvare la barca dello stato che affonda sotto il
peso del debito pubblico.
5) Abbiamo pubblicato la nostra infedeltà a Cristo.
L’abbiamo realizzata nel privato, dove il piccolo evangelico
Gesù ve lo aveva chiaramente collocato: ‘a
chiunque ti schiaffeggia sulla guancia destra...’, ‘a chi
vuol farti causa per prenderti la tunica, lascia anche il
mantello’; ‘se qualcuno ti angarierà per un miglio, va
con lui per due’.
L’abbiamo pubblicata nel sociale, nel quale noi dovevamo
entrare col piccolo evangelico. Non possiamo
dire che nel sociale Gesù non lo aveva collocato, perché
il sociale di oggi non c’era 2000 anni fa.
6) Abbiamo consumato il nostro tradimento: abbiamo
consegnato il piccolo evangelico alla morte pubblica
nel sociale. Possiamo, a questo punto, sentirci Chiesa
di Cristo, noi che abbiamo bandito dal privato e dal
sociale il piccolo evangelico?

62

Altre tre conseguenze:
1) Abbiamo rinnegato la vera missione: fare dei poveri
altrettanti piccoli.
2) Dei poveri ne abbiamo fatti dei ricchi inappetenti di Dio.
3) Abbiamo fatto acuire intelligenza e scaltrezza del potere
economico.

Rinnegandomi il piacere dell’amore di odio, mi sciolgo la
morte dell’amore e la vado svolgendo in vita dell’amore.
L’amore genera il bene che piace all’amore per me, e mi
fa preferire il bene appariscente. La condizione sociale dei
poveri sociali ce ne ha offerto ottima occasione. L’idea
materialista rubandoci la classe operaia ci ha provocati, e
noi ci siamo lanciati sul bene sociale e lo abbiamo cordialmente
sposato. E non ci siamo minimamente accorti che
sposando il sociale lo abbiamo ‘rato e consumato’, e il
divorzio dal piccolo evangelico lo abbiamo ufficializzato.
Non ci resta che considerare con estrema amarezza le conseguenze
disastrose. Gesù il piccolo aveva pubblicato in
se stesso la giustizia divina: è giusto subire in silenzio e
con amore l’ingiustizia sociale. ‘Questo è il mio Vangelo:
chi vuol essere mio discepolo e mia Chiesa rinneghi il piacere
del bene appariscente, per lasciarsi giustiziare dalla
ingiustizia sociale’. Noi non l’abbiamo fatto e non lo
abbiamo annunciato al mondo. Conseguenze:
1) Il piccolo evangelico l’abbiamo tenuto fuori dal sociale.
2) Ne abbiamo sancito l’incompatibilità.
3) La fede cristiana si è centrata tutta sul sociale.
4) Il piccolo evangelico l’abbiamo pure bandito dal privato.
5) Abbiamo pubblicato la nostra infedeltà a Cristo.
6) Abbiamo consumato il nostro tradimento alla morte
pubblica del sociale.
1) Abbiamo rinnegato la missione vera del cristiano. Gesù
ci ha mandato ai poveri sociali per farne altrettanti piccoli,
e ci ha mandati come agnelli per dare ai poveri
l’immagine del piccolo; ma ai nostri giorni annunciamo
alla gioventù malgascia: siate intransigenti nella lotta
per la giustizia sociale. Se avessimo svolto la vera missione
del cristiano!
Avremmo ora una Chiesa di piccoli, non certo oceanica,
ma sovraccarica di potere Pneumatico; con quel
potere avremmo non solo illuminato i poveri sociali,
ma li avremmo in parte recuperati al Cristo e alla sua
Chiesa; li avremmo liberati dalla vera schiavitù a cui
l’uomo su vota ciecamente, amandosi e costruendosi
una vita di piacere e di godimento.
Avremmo intaccato la caparbietà del potere economico,
e ne avremmo mitigato la virulenza.
Avremmo sicuramente portato sollievo ai poveri sociali,
perché avremmo accresciuto il numero di coloro che
dandosi un tenore di vita molto severo, avrebbero
immesso nella società una massa enorme di beni e di
aiuto che invece divoriamo stoltamente ignari e indifferenti
alla miseria che devasta l’umanità.
2) Ad ora, che l’azione sociale dei cristiani può vantare
decenni di vita, quale esito abbiamo conseguito? Il povero
sociale è diventato ricco, e quindi grande, e lo fa da
grande. Prima ha lasciato la Chiesa, perché l’idea materialista
ha ottenuto la sua piena fiducia; ora che si è fatto
benestante, non ha più bisogno né della idea, né della
Chiesa. Abbiamo sigillato l’ateismo della classe operaia.
3) Non abbiamo mitigato la crudeltà del potere economico;
ma abbiamo invece suicidato i destinatari del capitale,
i quali hanno acuito la loro intelligenza e la loro
astuzia. Così le nazionali sono diventate multinazionali,
e i manipolatori della pubblica opinione sono passati da
una testata di giornale a una concentrazione di testate, e
sono diventati i padroni del cervello nazionale.
Poiché questi sono i risultati che abbiamo conseguito sposando
il sociale e divorziando dal piccolo evangelico,
dovremmo proprio rivedere le cose. Ma forse non ne
siamo più capaci. Satana ci ha presi per la gola del bene
appariscente.

63

Appariscenza del bene sociale. Lo è per i suoi destinatari,i
quali formano un tutto omogeneo, solidale e universale.
La classe operaia si unisce, si fa forte per una tensione
prima aggiuntiva, poi migliorativa, poi perfettiva, poi
superlativa o relativa assoluta. Si parte con il buon amore
e poi si corre al puro egoismo.

Liberamente mi rinnego il piacere dell’amarmi e dell’odiare,
sciolgo la morte dell’amore e vado svolgendo la
vita dell’amore. L’amore genera il bene. L’amore per me
me lo fa divorare, ed io ne ho un grande piacere. Il piacere
del bene mi inganna. Novità: è più pericoloso del piacere
del male. Il piacere del bene mi fa generatore di bene
appariscente: bene visibile che appare, e va a destinatari
appariscenti. Ho fatto parola del bene sociale perché oggi
giorno è il bene più appariscente di ogni altro.
Va diretto e diritto a una intera classe di poveri sociali.
1) Lo sanno tutti che la classe operaia forma un tutto omogeneo
e solidale,almeno al presente.
2) Forma un tutto solidale, almeno nelle espressioni sociali;
non così in quelle individuali, dove regna una bassa
e meschina rivalità.
3) Forma un tutto universale: la classe operaia è una realtà
presente ormai in tutto il mondo, o almeno vi è avviata.
Per tutto questo i destinatari del bene sociale sono i più
appariscenti. Che cosa l’ha resa così appariscente? La
povertà non piace a nessuno.
Nella vita di una persona che si sente piccola, in mezzo a
una povertà generale, senza alcuna possibilità di rimozione,
può essere anche accettata bonariamente, magari con il
sostegno anche religioso.
Ma non appena brilla la possibilità della sua rimozione,
allora si vedono i poveri di una stessa classe sociale emersi,
diventare una forza in movimento per garantirsi i mezzi
vitali, per la loro vita e la loro crescita: ecco il potere
sociale in atto. Se un piccolo seme che sviluppa la vita
acquista una forza così sbalorditiva per uscire dal terreno,
cosa non avverrà quando una massa umana fa forza per
aver un suo spazio vitale ed accrescitivo! La spinta iniziale
non è che si esaurisca al conseguimento del giusto
necessario, ma prosegue in una corsa sempre più veloce,
inarrestabile, che sviluppa un moto perpetuo. Sono in
molti a pensarlo, ma pochi a denunciarlo.
Una rivista religiosa, che dà fin troppo spazio ai piaceri
della tavola e del vestire per farsi piacere da una massa
crescente di lettori, ha avuto il coraggio di mandare un
S.O.S. al sindacato, gridandogli in prima pagina: ‘Dove
vai, sindacato?’.
Noi cristiani da tempo avremmo dovuto dirci: il necessario
alla crescita della vita ci basta a formarci; non lo abbiamo
fatto, e non abbiamo consigliato a nessuno di farlo.
Saremmo apparsi come dei reazionari.
Il bene sociale è fare ciò con una tensione aggiuntiva: arrivare
al giusto sociale; oggi è chiamata tensione migliorativa
della vita; anzi, si sta già oltreversando in tensione
perfettiva del tenore di vita; punterà sicuramente a una
superlativa, prima relativa, e poi assoluta.
Il bene sociale appariscente percorre questa traettoria.
Donde viene alla classe operaia tanta unità, coesione e
forza? Prima gli è venuta dalla bontà dell’amore, che troppo
presto si è cambiata nella infernalità dell’amore egoistico.
L’amore infernale ci vuole grandi, potenti e gaudenti
fino al superlativo. L’amore per me castigato si prende
la sua terribile rivincita.
Il male non mi inganna, ma il bene riesce a farlo. Siamo
tutti pronti a meravigliarci dell’ondata travolgente di odio:
violenza, terrorismo, vendette raccapriccianti della malavita.
Non ci siamo ancora accorti che l’odio dilagante è il
giustiziere dell’amore egoistico.
Dall’amarci non esce la vita; si sprigiona unicamente la
morte viva dell’amore che uccide. Almeno noi cristiani
dovremmo essere capaci di confessare l’inganno del bene
appariscente. L’inganno del male è solubile; non più quello
del bene corrente, accecante di amore di odio.

64


Il bene ecclesiale: della società religiosa chiamata
Chiesa. La civile la fa la persona; la religiosa la fa Dio.
1) E la Paterna la fa con tutti: spirito metamorfosato che
mi ha battezzato.
2) La Figliale: metamorfosi, fede, vita.
La Paterna per il suo male, la Figliale per il suo bene.
Bene reale: quello caritativo e sacrificale. Bene legale.
Bene associativo.



Composto il potere della prima assoluzione, liberamente
rinnego il piacere di amarmi e di odiare: si scioglie la
morte, ed ecco la vita dell’amore.
La vita dell’amore genera il bene. L’amore per me ne va
ghiotto, più ancora che del male, e me lo fa divorare, mentre
io ne provo un immenso piacere.
È il piacere del bene: secondo inganno immediatamente
più pericoloso del primo piacere del male.
Il piacere del bene mi fa diventare generatore di bene
appariscente: è quello a tutti visibile.
Abbiamo collocato al primo posto tra gli appariscenti il
bene sociale.
1) Lo fanno appariscente i destinatari: la classe dei poveri
sociali: una classe che si impone all’attenzione di tutti
quelli che operano nel sociale, non esclusi i cristiani.
2) Appariscente è il medesimo bene sociale che è necessariamente
manifesto, come lo è il male sociale cui
vuole rimediare.
Bene sociale quindi equivale a bene appariscente.
Passaggio ora a un secondo bene appariscente. Le stesse
persone formano una società civile. Formano pure una
società religiosa. Essa prende il nome di Chiesa. La società
civile la fanno le persone; la società religiosa - la Chiesa
- la fa Dio con le persone. Anzitutto la fa il Padre.
1) Il Padre fa Chiesa universale: senza il consenso nostro.
La fa col suo spirito di amore, metamorfosato proprio
per fare Chiesa. Lo spirito Paterno, dandosi da vivere
con una concezione battesimale e una cresima
Pneumatica, ci unisce tutti nel suo spirito, a formare la
Chiesa Paterna. La Paterna è tutta pervasa dal male: è
la morte dell’amore che Satana scatena in ogni persona
concepita.
2) Il Figlio a seguito della sua libera morte metamorfosale
fa Chiesa parziale, con quella parte di umanità che
consciamente aderisce a Cristo mediante la fede e vive
col suo spirito di amore mediante battesimo cresimato
Figliale. La Paterna non può essere Figliale; ma la
Figliale è sempre anche Paterna. Come Paterna la
Chiesa di Cristo ha il suo male (male ecclesiale); come
Figliale ha il suo bene (bene ecclesiale).
Da qui in avanti lo chiamo bene ecclesiale (sottintendendo:
Figliale). La Chiesa di Cristo ha il suo bene
ecclesiale. La Chiesa Figliale ha una varietà di bene. I
vari beni: ha un bene reale: è il bene di chi fa il cristiano.
E il cristiano si fa solo in un modo: uccidendosi:
negandosi il piacere dell’amarsi per non odiare, e
lasciandosi uccidere.
Ha anche un bene legale: quello che viene tracciato
dalle disposizioni e dalle leggi della Chiesa.
Ha anche un bene associato: quello che si consegue
nelle varie attività associative della Chiesa.
Occorre subito qualificare il bene ecclesiale in ordine
alla sua appariscenza.
Il bene reale che ottengo dal rinnegarmi il piacere dell’amore
di odio tende fortemente alla appariscenza
(bene caritativo).
Il bene legale è per natura appariscente. Il bene associativo
costituisce una scelta di appariscenza. C’è soltanto
un bene che sfugge alla tirannia della appariscenza: è
quello che ottengo lasciandomi odiare in silenzio e con
amore, per devozione al Padre: facendo il piccolo: bene
sacrificale. Appetibili i primi, per noi; nauseante invece
l’ultimo, purtroppo per noi.
Il piacere del bene mi fa:
Bene appariscente Generatore di bene appariscente
Bene attraente Ostensore di bene attraente
Bene disponente Convogliatore di attenzione
bene disponente
Bene aderente Aspiratore di credibilità aderente
Bene appropriante Appropriatore di bene vagante
Bene gloriante Divoratore di gloria acclamante
Bene vendicante Vendicatore di bene repellente
Bene fustigante Fustigatore di male corrente
Bene mattante Mattatore di male aggredente