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Quinta operazione: divoratore di gloria acclamante.
Aspiro la credibilità e la faccio bene aderire, per credermi.
Prima aderisce, poi mi prende e mi fa suo. Lui gode e
mi esalta. Io godo lui e gli faccio dono del mio amore.
Scambio schiavitù comunione.


Il piacere del bene:
1) Mi fa produrre il bene facile a vedersi (generatore di
bene appariscente)
2) Mi fa mettere in mostra il bene capace di attirare l’attenzione
(ostensore di bene attraente)
3) L’attenzione bene disposta me la fa convogliare tutta su
di me (convogliatore di attenzione bene disponente)
Dalla attenzione di amore, io attendo un ambizioso risultato:
che io mi renda credibile agli altri. La credibilità non
è ancora l’essere creduto. Sono credibile, quando c’è tutto
l’occorrente perché mi si abbia a credere. Gesù si è fatto
credibile con un bene che non piaceva a nessuno (repellente):
il piccolo, fatto davanti alla ingiustizia ecclesiale.
Io, invece, mi faccio credibile col bene che piace anche a
me (attraente), perché piace agli altri: il bene sociale e
caritativo. Come per la attenzione io mi faccio convogliatore,
così per la credibilità io mi faccio aspiratore (di credibilità
aderente). Come un aspiratore io vado alla ricerca
di tutta la credibilità presente negli altri, e la faccio affluire
tutta su di me: la vado aspirando a me stesso. La faccio
aderire a me stesso nel modo più perfetto e sicuro, in
modo da essere finalmente e sicuramente creduto. Prima
credibile, e poi creduto. Quando mi si crede, mi si fa dentro
una accelerazione nella proclamazione del bene credi59
bile, e una attenta relazione di quanto può attenuare la mia
credibilità. È allora che mi faccio tutto studiato per
nascondere quello che ridurrebbe la mia credibilità, e mi
faccio tutta finzione, per produrre quello che è maggiormente
credibile. Inizialmente chi mi crede aderisce a me,
ma poi si impossessa di me e mi trasferisce in sua proprietà.
Io creduto, divento proprietà del credente. Una proprietà
morale, ben inteso. Mi crede, mi vuole, mi prende e mi
fa suo, assegnandomi nello spazio che io sono riuscito ad
ottenere in lui.
a) Si opera così uno scambio di proprietà: io divento
suo, e lui diventa mio.
b) Una schiavitù vicendevole, che è dolce in ambedue.
c) Una comunione che dà un grande piacere.
1) Lui gode me; un godimento così intenso che si riversa
al di fuori. Lui mi fa chiacchierato e fa partecipi altri
della sua stima, della sua ammirazione, della sua lode,
della sua esaltazione, del suo entusiasmo, della sua
celebrazione verso di me. Quando le sue lodi mi vengono
riferite, allora la mia degustazione è piena di
compiacenza. Quando me le consegna direttamente,
allora ricuso di non accettarle, mentre dentro di me mi
getto tutto quanto su di esse per godermele con indicibile
piacere: il piacere del bene mi fa: divoratore di gloria
acclamante. E quando la mia aspettativa viene delusa?
A gloria mancante o gloria assente? Allora, sono io
ora a completarla, ora ad altri unirmela.
2) Io godo lui. Sicuramente avrà tutta la mia stima e la mia
benevolenza. Se qualcosa di meno buono o di cattivo
c’è in lui, scomparirà dalla mia vista, per essere pronta
ad ingigantire le sue buone qualità. I miei devoti li trat-
to così, e non cerco in questo astuzia o finzione, perché
tutto questo lo faccio con la massima sincerità. Chi mi
crede lo tratto sinceramente così. Non è facile farmi
convinto che tutto questo è soltanto vana gloria. Io
infatti così mi sento più grande e più potente. Grande:
perché se mi si crede, io mi innalzo. Potente: perché
conquistare la mente e la volontà di una persona per
farmela aderire completamente è prodotto di potenza
spirituale. Così scatta e funziona la trappola satanica: la
gloria umana mi prende e mi divora tutto il bene che
faccio.

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